Grotta di Bellegra

Grotta di Bellegra

La Grotta dell’Arco è la risorgenza del bacino chiuso “Pantano di Roiate” (esteso circa 4 km2), oggi prosciugato. Situata nella parte più interna dei monti Prenestini, fù esplorata per la prima volta nel 1925, a cura degli speleologi del C.A.I.. Nel 1996 il GSG, dopo un lungo lavoro di disostruzione, ha superato la strettoia finale, arrivando all’attuale fondo. Lo sviluppo morfologico della grotta è caratterizzato da una grande galleria in leggera discesa, per oltre 1 km.  percorsa per gran parte dal deflusso idrico di una sorgente carsica emergente nella parte terminale interna della cavità, alimentata internamente verso monte da un sistema carsico secondario di reti di condotte principali e di fessurazioni minori secondarie. Circa 70 metri a valle dell’ingresso si trova un arco naturale, da cui la grotta prende il nome, che rappresenta il relitto della prima parte della cavità, la cui volta è crollata. All’interno della grotta si articolano e si susseguono forme erosione, concrezionarie di vario tipo e depositi alluvionali. L’apertura di una comunicazione con l’esterno attraverso un inghiottitoio, durante un periodo non precisabile del Pleistocene medio e/o superiore, consentì di essere interessata per lungo tempo e lungo tutto il suo sviluppo dagli effetti erosivi e deposizionali dello scorrimento delle acque torrentizie esterne.

La Grotta, si può suddividere in tre tratti:

- tratto iniziale: composto da una prima galleria fangosa nel quale si può sprofondare fino al ginocchio[1], lunga circa 200 metri ed alta dai 5 a 8 metri, e da una seconda galleria lunga circa 80 metri ed alta dai 12 ai 15 metri;

- tratto mediano: composto da una galleria lunga circa 150 metri, ed un’altezza media di 20 metri e tre saloni: il “Salone Ciclopico[2]”, seguito dopo una curva da un secondo grande salone il “Salone Titanico[3]” e la “Sala del Duomo”;

- tratto terminale: composto dalla galleria dell’altarino e dalla galleria terminale, entrambi questi tratti sono visitabili esclusivamente da speleologi attrezzati (non occorrono materiali, se non uno spezzone di corda (5 metri) per facilitare la discesa del salto di 3 metri all’inizio della parte nuova (non sono necessari gli attrezzi).

Nel 1999 sono stati rinvenuti due gruppi di pitture rupestri ( un gruppo di figure rosse ed uno a figura nera) e di resti paleontologici, che arricchiscono l’importanza scientifica della grotta. Circa cinquemila anni fà questo sistema sotterraneo ha costituito riparo per l’orso delle caverna, mentre la fauna attuale annovera interessanti specie di pipistrelli (Ferro di cavallo maggiore, minore, euriale ed il raro miniottero) e, tra gli invertebrati, il coleottero carabide Duvalius Franchetti, uno dei primi troglobi descritti per l’Italia centrale ed endemico di questa cavità sotterranea.

 

Video

 


[1] In questo tratto alla fine degli anni ’90 è stata realizzata una passerella in cemento che percorre la galleria fangosa fino alla “Forra”.

[2] Un grande ambiente alto una ventina di metri e largo altrettanto.

[3] Un grande ambiente, con un enorme accumulo di sabbia sulla sinistra e grandi massi crollati dalla volta.

Ultimo aggiornamento (Domenica 14 Febbraio 2021 18:14)