Giornata per l'Italianità dell’Istria e della Dalmazia


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Istria e Dalmazia sono terre antiche, regioni di passaggio, di conquista, di contrasto, di approdo. Soprattutto, sono terre di confine, frontiera fra i mondi latino, germanico e slavo. Terre in cui al termine del conflitto mondiale, il maresciallo Tito, ispirato all’ideologia nazionalcomunista, occupa il confine nordorientale dell’Italia e inizia una pulizia etnico-politica tanto rapida quanto drammatica. L’obiettivo è preciso: eliminare quanti possono difendere l’italianità dell’Istria e della Dalmazia e assicurarne l’annessione alla nuova Jugoslavia comunista. Di qui i “desaparecidos” uccisi e gettati nelle foibe, i giorni di terrore di Trieste, le stragi a Pisino, a Fiume, a Buie.

Mentre il nazionalsocialismo è stato trasformato nell’incarnazione del male assoluto, il comunismo conserva incredibilmente piena legittimità politica, ad onta degli oltre cento milioni di vittime. Tutte le vittime dei partigiani rossi massacrate nelle foibe subirono una sorte terribile: torturati e seviziati venivano gettati, uno sull’altro, nei profondi crepacci carsici. Spesso ancor vivi, erano lasciati crepare in quelle cavità in un’atroce agonia.

In ricordo delle stragi, in data 11 Febbraio 2014, si è celebrata a Nettuno la “Giornata per l’italianità dell’Istria e della Dalmazia” organizzata dal Comitato Nettunese Pro Gabriele d’Annunzio.

Il pubblico è stato accolto dal Prof. Eugenio Bartolini, il quale al termine del suo intervento ha rappresentato che: “”(…) fino a quando pervicacemente si continueranno a sostenere altri teoremi come ritenere il nazismo unico male della storia dell’uomo, allora è il caso di rimarcare come quanto avvenuto nelle foibe sia il frutto dell’ideologia comunista (…).

Al termine dell’intervento la parola è passata al Prof. Alberto Sulpizi[1] ha descritto le vicende di cui furono protagonisti gli istriano-dalmati, mettendo in evidenza il sacrificio dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana in difesa del nostro confine nord-orientale e della civiltà italiana sulle coste adriatiche.

La serata si è conclusa con l’intervento dell’attore Umberto Fabi che ha recitato alcuni passi della Storia tragica istriana, un monologo scritto in memoria della martire Norma Cossetto[2], violentata, trucidata e infoibata dai partigiani comunisti nell’Ottobre 1943.

Al termine della manifestazione il Dott. Pietro Cappellari[3] ha rappresentato in estrema sintesi che: “”con la “Giornata per l’italianità dell’Istria e della Dalmazia” intendiamo andare ben oltre il semplice “ricordo” fine a se stesso in cui si esibiscono le Amministrazioni comunali, spesso con imbarazzo e solo per obbligo istituzionale. (…) la nostra è un’iniziativa che serve a “riportare l’Italia” in quelle terre, denunciando non solo i crimini commessi dai partigiani comunisti (sia slavi che italiani), ma anche la complicità morale dei Governi italiani, iniziando da quello di De Gasperi (…)  se i comunisti usano sfruttare le “giornate della memoria” per speculare sui morti e diffondere odio, il ricordo dell’olocausto per la Patria della popolazione istriano-dalmata serva a diffondere invece amore, l’amore per la Patria che queste genti hanno simboleggiato con il proprio martirio. In questo noi ci distinguiamo da coloro che, ancor oggi, si sentono eredi di quelle bestie che stuprarono l’anima dei propri connazionali in nome di un’ideologia falsa, portatrice di miseria e terrore (…).

 

 


[1] Presidente del Comitato organizzatore.

[2] Il 26 settembre 1943 viene prelevata dalla sua abitazione in Santa Domenica di Visinada (territorio della Serenissima oggi occupato dalla Croazia), da una banda partigiana, ha 23 anni. Parla tedesco e francese, suona pianoforte, canta, dipinge e  si dedica con passione a diverse discipline sportive: nuoto, giavellotto e tiro a segno. La rinchiudono, con altri sventurati, in un edificio di Antignana, dove rimane in balìa dei “liberatori”. Qui le propongono di unirsi alle bande comuniste, ma lei rifiuta con sdegno: meglio la morte piuttosto che tradire la sua gente, la sua fede, la sua terra. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udí, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà (…). Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti. Un’altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: “”(…) Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella e foiba (…). Quando i Vigili del Fuoco di Pola la riesumarono pochi giorni dopo (la zona era stata nel frattempo occupata dai Tedeschi) il maresciallo Harzarich, che comandava il gruppo ed era un valido speleologo, scrisse: “”Sceso nella voragine, fui scosso, alla luce violenta della mia lampada, da una visione irreale: stesa per terra con la testa appoggiata su un masso, con le braccia lungo i fianchi, quasi in riposo, nuda, giaceva una giovane donna. Era Norma Cossetto (…)””. La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra. Anni dopo, su indicazione del Prof. Marchesi, a Norma Cossetto fu conferita la laurea Honoris Causa dall’Università di Padova. Il Prof. Marchesi dichiarò: “Era caduta per l’italianità dell’Istria e meritava più di qualunque altro quel riconoscimento”. Il 22 dicembre 2005, l’allora Presidente della Repubblica Italiana Azeglio Ciampi ha finalmente concesso alla giovane istriana barbaramente trucidata dai titini la medaglia d’oro al merito civile alla memoria. Questa la motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba”. L’Italia si è accorta del sacrificio di Norma dopo mezzo secolo di silenzi e menzogne.

[3] Responsabile culturale del Comitato Nettunese Pro Gabriele d’Annunzio.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 12 Luglio 2019 13:59)

 
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