Nuova esplorazione del RASD nella “Brigantopoli”.


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Tra la fine del 1700 e la metà del 1800 la cronaca, sul brigantaggio nel Lazio, riporta un lungo ed agghiacciante elenco di grassazioni, omicidi, rapine e assalti alle diligenze, perpetrati nei confronti di chi aveva la sventura di incontrare quei banditi di pessima fama.

Sembra che Sonnino, un paesino al confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno Borbonico, si era fatto una pessima reputazione a causa del contrabbando e come covo di briganti, tanto da essere definita la “Brigantopoli”.

 

Appunto uno dei più famosi briganti del basso Lazio, fu Antonio Gasbarrone, nato a Sonnino il 12 Dicembre 1793, originario di una famiglia di pastori e orfano di entrambi i genitori a 15 anni, si avviò al banditismo nel 1814 con l’uccisione del fratello della donna che aveva chiesto in moglie e che gli era stata negata, poiché egli risultava essere fratello di brigante.

 

L’alone da Far West che circonda questo particolare periodo storico, ci ha fortemente motivati ad osservare da vicino i luoghi dei misfatti sopradescritti.  Pertanto abbiamo voluto, dopo l’impresa fatta recentemente al “Catauso”,  ritornare nella “Brigantopoli”, per effettuare una ricognizione sul monte delle Fate (1.090 s.l.m.) nell’intento di ricercare eventuali grotte “usate” da questi famigerati briganti del posto.

Così, il 21 aprile 2011 scorso, il gruppo esplorativo, composto da Donato BRIENZA (appartenente al RASD), con al seguito Gerardo CALICE,  si è unito ad un gruppo di elementi locali formato da Vincenzo FRATESCHI, con il quale già si è avviata da tempo una fattiva collaborazione, Paolo TULLI e Cesare DI GIROLAMO, esperti conoscitori dei luoghi.

La nostra escursione è iniziata da una località chiamata il “Cerreto” e, grazie alla conoscenza preziosa e capillare dei luoghi di Paolo e Cesare,  abbiamo avanzato per sentieri impervi, che si inerpicano fra una vegetazione a volte quasi impenetrabile, tanto è rigogliosa e, nello stesso tempo, pericolosa per la presenza di vipere. Suggestionati, ad ogni passo, da vicende ed aneddoti, tramandati dai suoi avi, e raccontati da Paolo, irriducibile pastore, che narrano di inseguimenti e schioppettate, si va con la mente ad immaginare la difficile e scellerata esistenza di quei fuorilegge che erano padroni di questi luoghi di confine, pronti a passare da una parte all’altra a seconda della forza che li inseguiva; truppe papaline o regnicole.

Finalmente, arrivati al cospetto di maestose rocce scavate dal secolare lavoro dell’acqua, abbiamo rinvenuto una cavità ipogea

che un tempo presumibilmente, come narra una leggenda paesana, rappresentò un sicuro rifugio, nell’oscurità e nelle intemperie in questa aspra zona, per la banda del brigante Gasbarrone, la cui fama varcò i confini dell’Italia prima ancora della sua morte, tale da costituire, intorno alla sua figura, una nomea duratura che lo ha fatto divenire uno dei più noti fuorilegge della storia.

Per questa prodromica attività ricognitiva, nella quale sono state effettuate preliminari misurazioni, un ringraziamento particolare va a Paolo e Cesare, per l’impegno e l’entusiasmo dimostrato durante le operazioni, rivelato, non solo al momento dell’inizio dell’avventura, ma anche nel corso del ritrovamento. Come pure, corre l’obbligo sottolineare, il massimo impegno fornito da Vincenzo e Gerardo per il buon esito dell’esplorazione e dell’assistenza fornita nello studio della cavità ipogea.


galleria fotografica "Brigantopoli"


 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 08 Marzo 2012 07:44)

 
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