Ovito di Pietrasecca

Ovito di Pietrasecca[1]

Situata al confine tra Lazio ed Abruzzo, la zona è ricca di numerose cavità e fu soggetta ad una prima opera di esplorazione fin dagli anni ‘30. Ma è solo tra il '50 ed il '60 che l'area fu sottoposta ad una indagine esplorativa più sistematica.

Numerosi inghiottitoi della zona hanno la caratteristica di esser percorsi da torrenti di notevoli dimensioni, richiedendo, per la loro esplorazione, uno notevole dose di "acquaticita". Antica via d'acqua, le gallerie e le sale di questa grotta sono ricche di concrezioni.

La grotta con un dislivello di +14/-40 metri e uno sviluppo spaziale di 1.370 metri è nota da sempre ed è stata oggetto di assidua frequentazione. Nell'ampio portale di ingresso è stato realizzato negli anni ‘50 uno stramazzo in cemento per la misura della portata. Poiché la grotta funziona da inghiottitoio, le acque fluenti possono occasionalmente risultare inquinate anche se la periodica vigorosità della portata effettua un'efficace azione di pulizia.

L’ingresso immette in una larga galleria caratterizzata da una suggestiva serie di stretti piccoli laghi, separati da brevi rapide, e da alcune diramazioni che introducono in ambienti con stalattiti e stalagmiti. Subito dopo la galleria restringe ed ha inizio l'affascinante canyon caratterizzato da un'ulteriore successione di rapide, profondi laghetti e cascate dopo un salto d'acqua di 8 metri si giunge sul vasto lago caratterizzato da cascate alimentate dalle acque del torrente sotterraneo. Oltre questo punto la cavità prosegue per altri 80 metri con alcuni laghetti terminali che formano un sifone e una diramazione molto ampia, denominata "Galleria dei Massi", lunga circa 130 metri ed alta sino a 20 metri. Il "ramo fossile", scoperto nel 1984, non presenta significative alterazioni ad eccezione dell'inevitabile segno di calpestio sui pavimenti.

Sono state inoltre effettuate da parte dell’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) indagini radiometriche nell’Ovito di Pietrasecca con il seguente esito: “”(…) nell’Ovito di Pietrasecca, forse anche a causa della maggiore aerazione della cavità, non sono state rilevate concentrazioni significative di Radon 222 (…).

Foto

 


[1] Venne esplorata: parzialmente il 5 aprile 1925 dal CSR (C. Franchetti e A Datti). Gli esploratori entrarono nell'inghiottitoio e ne percorsero un primo tratto, arrestandosi al Gomito del Contatto; nel 1928 e nel 1929 il CSR tornò nella zona e rientrò nell'Ovito; ma non si hanno notizie sull'esito dell'esplorazione; nell'agosto 1942 A.G. Segre, C. Guareschi e Mosca esplorarono la cavità fino a sopra il Lago Manuela, come risulta dal rilievo pubblicato da Guareschi e Morandini (1943); nel settembre 1946 il CSR, appena rifondato, in collaborazione con la Società Svizzera di Speleologia, completò l'esplorazione del ramo attivo, come risulta dal rilievo di AG. Segre, A. Guller, C. Ranieri (Segre, 1948); con una serie di punte nei primi mesi del 1959 lo SCR riesplorò la grotta, elaborando il rilievo ancora oggi in uso, ed effettuando studi geologici (Angelucci et Alli 1959; Deriu & Negretti, 1961), oltre il lago terminale è stata scoperto un breve cunicolo fangoso che permetteva di accedere a una seconda sala chiusa da un sifone; l'11 febbraio 1984 il GS CAI Roma (C. Fortunato, G. Albamonte, Luana Belli e G. Fronterotta) effettuando una risalita nella Caverna dei Giganti, ha scoperto il Ramo Fossile; l'esplorazione di questa zona è stata completata nei mesi successivi dal GS CAI Roma; nel 1992-93 il Gruppo Nazionale Geografia Fisica e Geomorfologia, sezione Carsologia, ha realizzato uno studio multi disciplinare sull'area carsica di Pietrasecca, pubblicato nel 1994.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 21 Novembre 2019 18:54)

 
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