Napoli Sotterranea

Napoli sotterranea

Napoli sotterranea è connessa alla conformazione morfologica e geologica del territorio partenopeo, composto da roccia tufacea che ha caratteristiche di leggerezza, friabilità e saldezza del tutto particolari. Le prime variazioni della morfologia del territorio, avvenute ad opera dei Greci a partire dal 470 a.C., sono state ispirate all’esigenze di rifornimento idrico, che ha portato alla realizzazione di cisterne sotterranee destinate alla raccolta di acque piovane, e dall’esigenza di recuperare materiale da costruzione per costruire gli edifici di Neapolis.

Nei secoli successivi l'ampliamento della città portò all’attuazione di un vero e proprio acquedotto che consentiva di raccogliere e distribuire acqua potabile grazie ad una sequenza di serbatoi unite ad una fitta rete di gallerie. Durante il dominio romano l'esistente acquedotto fu ingrandito e perfezionato, ma con l'avvento degli Angioini, nel 1266, la città conobbe una grande espansione urbanistica cui, ovviamente corrispose ad un aumento dell'asportazione di tufo dal sottosuolo per innalzare nuovi edifici, confermando una peculiarità di Napoli: quella di essere originata dalle proprie viscere, dove gli edifici sorgono direttamente sopra la cava che ha fornito il materiale da costruzione[1].

Solo nel 1885, dopo una terrificante pestilenza di colera, venne abbandonato l'uso del vecchio sistema di distribuzione idrica per adottare il nuovo acquedotto, che ancora è in funzione. L'ultima operazione sul sottosuolo risale alla IIª guerra mondiale, quando per destinare rifugi sicuri alla popolazione si decise di adattare le strutture dell'antico acquedotto alle necessità dei cittadini[2].

Il nostro viaggio inizia con la visita del ricovero antiaereo di piazza Cavour n. 140, oggi conosciuto come "Museo del Sottosuolo[3]", dove ci accoglie Clemente Esposito (ingegnere,  speleologo e Presidente del Centro Speleologico Meridionale). Ed è grazie all'amore e alla passione di Clemente Esposito, che ha realizzato un'opera immensa di riambientazione, ricca di cimeli e testimonianze dell'epoca, che oggi si può osservare tutto ciò.

Si può ammirare la ricostruzione di un priapo romano con statuette e simulacri e degli antichi locali per ricordare i culti sacri e pagani, all’allestimento dell’ipogeo greco con vasi funebri, frutta secca e divanetti per ricreare l’atmosfera di un tempo, una parte è stata lasciata intatta: “il ricovero bellico”, avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Tracce di vita e oggetti di uso comune hanno, infatti, popolato questa città sotterranea durante l’epoca dei bombardamenti. Tazzine e campanelle di porcellana, eleganti bottiglie di vetro, scritte in carboncino sui muri riportanti diversi slogan della politica e dipinti raffiguranti scene della nostra storia.

Il nostro “tour” continua attraverso un complesso di cunicoli e cavità scavate nel tufo,  dove gli accompagnatori Fulvio Salvi e Luca Cuttitta raccontano una storia che parte da 2300 anni fa per poi finire con i racconti che i nostri nonni e bisnonni ci hanno tramandato di terribili giornate passate a 25 metri di profondità durante i bombardamenti della IIª guerra mondiale. Testimonianze e rilevanze che offrono una nuova chiave di lettura su Napoli ed i suoi abitanti.

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[1] A gravare in modo decisivo sulla destino del sottosuolo napoletano intervennero, fra il 1588 ed il 1615, vari editti che vietavano l'introduzione in città di materiali di edificazione, onde evitare l'ampliamento incontrollato di Napoli. I cittadini, per scongiurare sanzioni e soddisfare le esigenze di ampliamento urbanistico, pensarono bene di estrarre il tufo sottostante la città, sfruttando le cavità già esistenti, ingrandendo le cisterne destinate a racchiudere l'acqua da bere e ricavandone di nuove. Questo tipo di scavo, che accadeva dall'alto verso il basso, richiedeva capacità particolari al fine di assicurare la fermezza del sottosuolo ed evitare crolli indesiderati.

[2] Furono preparati in tutta Napoli 369 ricoveri in grotta e 247 ricoveri anticrollo. Un elenco ufficiale del Ministero degli Interni del 1939 elencava 616 indirizzi che conducevano nei 436 ricoveri suddetti, alcuni dei quali con più di un ingresso. L'approntamento dei ricoveri portò ad un ulteriore suddivisione dell'antico acquedotto. Finita la guerra, per la scarsità di mezzi di trasporto, quasi tutte le macerie furono scaricate nel sottosuolo.

[3] Il Museo del Sottosuolo di Napoli nasce dal desiderio del Presidente del Centro Speleologico Meridionale, Clemente Esposito, per condensare, in un unico ambiente, quanto il patrimonio ipogeo naturale ha da offrire ai visitatori. All’interno delle teche nelle sale del museo è possibile infatti ammirare pietre e minerali, originari dai luoghi più remoti della Terra, in un caleidoscopio di colori e forme. Nelle sale del museo è stata realizzata un’opera di riambientazione, ricca di cimeli e testimonianze dell’epoca, inoltre si può ammirare dalle lampade ad olio agli antichi picconi e utensili dei cavatori napoletani, dalle armi della Prima Guerra Mondiale alle ampolle e strumentazione medica di un’antica farmacia rinvenuta nel centro storico della città. La sala interna del museo ospita invece una piccola mostra fotografica, con alcuni degli scorci delle grotte naturali più belle del mondo, e gli scatti inediti del sottosuolo partenopeo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 27 Giugno 2019 11:35)

 
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