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Un viaggio sulle montagne, in grotta, in forra o in città sono il pretesto per raccontare e raccontarsi. I giorni si susseguono ed i pensieri si intensificano senza posa, come il fluire di un torrente. Sullo sfondo boschi, rocce, ghiacciai e monumenti sembrano osservare impassibili lo svolgersi del cammino. I luoghi geografici, le difficoltà, l'incontro-scontro con l'ambiente naturale stimolano un cammino interiore nelle geografie dell'anima. Il viandante cammina dentro di sé, indica possibili direzioni, suggerisce una ricerca faticosa ma necessaria per non accontentarsi delle risposte che  vengono offerte, fossero persino opportune e giuste. E’ vero che ogni tanto esita. Si ferma. E, mentre anche il respiro sembra prendersi una pausa, lui pare cercare risposte in un punto indefinito. Ma è solo un attimo… poi il suo cammino riprende sicuro, oltre il dedalo dei pensieri. Il viandante è, sotto molti aspetti, un uomo primitivo, tuttavia il superamento della sedentarietà ed il disprezzo per i confini fanno di gente del suo tipo degli alfieri del futuro.  Il viandante non conosce la nostalgia.

Brido

Duomo di Milano

Poche chiese, in Italia, hanno avuto una costruzione così lenta e complessa come la ebbe il Duomo di Milano, infatti la costruzione della cattedrale, richiese circa sei secoli prima di potersi ritenere compiuta. Dedicata a Santa Maria Nascente ed iniziata nel 1386 per volere del primo Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti[1], essa sorse al posto delle antiche chiese di Santa Maria Maggiore e di Santa Tecla ed è ancora oggi la chiesa più grande d'Italia e la terza chiesa più grande al mondo. Consacrata nel 1418, la cattedrale rimase incompleta fino al XIX secolo, quando Napoleone, alla vigilia dell’incoronazione re d'Italia, fece avviare i lavori di completamento della facciata. L'architettura esterna è una vera e propria selva di guglie[2], pinnacoli, rilievi e statue[3], mentre l'interno è caratterizzato da un'altezza vertiginosa e dalla ricchezza delle opere d'arte che custodisce: oltre alle meravigliose vetrate[4], troviamo il Candelabro Trivulzio, il Monumento a Gian Giacomo de Medici, lo scurolo che conserva le spoglie di San Carlo Borromeo, la statua di San Bartolomeo scorticato, l'eccezionale reliquia del Sacro Chiodo e affreschi[5] del XV secolo. Il simbolo della città è la Madonnina, realizzata in lastre di rame, sbalzate e dorate sorrette da uno scheletro oggi in acciaio inossidabile. Fu eretta sulla guglia maggiore del Duomo alla fine del 1774.

Foto Filmato


[1] Il progetto iniziale prevedeva l'uso del cotto ma il duca Gian Galeazzo Visconti, con l'intento di farne il grandioso simbolo del proprio potere, impose l'uso del marmo com’era tradizione a quel tempo. Il marmo provocò una vera rivoluzione di stile che costrinse la Fabbrica a ricercare ingegneri, architetti, scultori e lapicidi esperti del gotico centroeuropeo nei cantieri di cattedrali di mezza Europa. Nacque così il particolare gotico del Duomo e anche per questo motivo non è possibile risalire a una sicura paternità di colui che si occupò della delicata fase iniziale di progettazione.

[2] 135 sono le guglie ricche di ornati e di statue d’ogni misura (se ne contano più di 1800), di nicchie e di trafori, donano un particolare effetto plastico. La maggior parte delle guglie sono alte 17 metri.

[3] Si contano circa 3400 statue e oltre 700 figure inserite negli altorilievi marmorei. Per sei secoli il cantiere della Cattedrale ha continuamente prodotto statue coerentemente con il clima culturale di ogni singolo momento storico.

[4] Nel Trecento furono inseriti vetri colorati, ma nel 1403 si decise per dare alle finestre vetrate raffiguranti episodi religiosi in modo da avere un racconto visivo. Le vicende belliche comportarono lo smontaggio di tutte le vetrate, per metterle al sicuro dai bombardamenti, all’interno di un sotterraneo. Solo nel secondo dopoguerra si procedette all’esecuzione delle vetrate per la facciata.

[5] I pochi affreschi superstiti come il Crocifisso tra la Madonna e i santi, il San Giovanni Battista e la Madonna della Rosa. Nella seconda metà del Cinquecento, Carlo Borromeo commissionò importanti opere di pittura: le pale degli altari progettati per le navate laterali e gli sportelli o ante dei due organi. Nel XVIII secolo un altro ciclo pittorico andò ad arricchire l’apparato cerimoniale della Cattedrale: le tele dedicate alle Storie della Croce e del Santo Chiodo, che si espongono in occasione della festa del ritrovamento della Croce con il suggestivo rito della Nivola, con il quale i fedeli esprimono la propria devozione alla reliquia della Croce conservata nella volta del catino absidale del Duomo.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 22 Novembre 2019 17:23)

 

Ovito di Pietrasecca[1]

Situata al confine tra Lazio ed Abruzzo, la zona è ricca di numerose cavità e fu soggetta ad una prima opera di esplorazione fin dagli anni ‘30. Ma è solo tra il '50 ed il '60 che l'area fu sottoposta ad una indagine esplorativa più sistematica.

Numerosi inghiottitoi della zona hanno la caratteristica di esser percorsi da torrenti di notevoli dimensioni, richiedendo, per la loro esplorazione, uno notevole dose di "acquaticita". Antica via d'acqua, le gallerie e le sale di questa grotta sono ricche di concrezioni.

La grotta con un dislivello di +14/-40 metri e uno sviluppo spaziale di 1.370 metri è nota da sempre ed è stata oggetto di assidua frequentazione. Nell'ampio portale di ingresso è stato realizzato negli anni ‘50 uno stramazzo in cemento per la misura della portata. Poiché la grotta funziona da inghiottitoio, le acque fluenti possono occasionalmente risultare inquinate anche se la periodica vigorosità della portata effettua un'efficace azione di pulizia.

L’ingresso immette in una larga galleria caratterizzata da una suggestiva serie di stretti piccoli laghi, separati da brevi rapide, e da alcune diramazioni che introducono in ambienti con stalattiti e stalagmiti. Subito dopo la galleria restringe ed ha inizio l'affascinante canyon caratterizzato da un'ulteriore successione di rapide, profondi laghetti e cascate dopo un salto d'acqua di 8 metri si giunge sul vasto lago caratterizzato da cascate alimentate dalle acque del torrente sotterraneo. Oltre questo punto la cavità prosegue per altri 80 metri con alcuni laghetti terminali che formano un sifone e una diramazione molto ampia, denominata "Galleria dei Massi", lunga circa 130 metri ed alta sino a 20 metri. Il "ramo fossile", scoperto nel 1984, non presenta significative alterazioni ad eccezione dell'inevitabile segno di calpestio sui pavimenti.

Sono state inoltre effettuate da parte dell’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) indagini radiometriche nell’Ovito di Pietrasecca con il seguente esito: “”(…) nell’Ovito di Pietrasecca, forse anche a causa della maggiore aerazione della cavità, non sono state rilevate concentrazioni significative di Radon 222 (…).

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[1] Venne esplorata: parzialmente il 5 aprile 1925 dal CSR (C. Franchetti e A Datti). Gli esploratori entrarono nell'inghiottitoio e ne percorsero un primo tratto, arrestandosi al Gomito del Contatto; nel 1928 e nel 1929 il CSR tornò nella zona e rientrò nell'Ovito; ma non si hanno notizie sull'esito dell'esplorazione; nell'agosto 1942 A.G. Segre, C. Guareschi e Mosca esplorarono la cavità fino a sopra il Lago Manuela, come risulta dal rilievo pubblicato da Guareschi e Morandini (1943); nel settembre 1946 il CSR, appena rifondato, in collaborazione con la Società Svizzera di Speleologia, completò l'esplorazione del ramo attivo, come risulta dal rilievo di AG. Segre, A. Guller, C. Ranieri (Segre, 1948); con una serie di punte nei primi mesi del 1959 lo SCR riesplorò la grotta, elaborando il rilievo ancora oggi in uso, ed effettuando studi geologici (Angelucci et Alli 1959; Deriu & Negretti, 1961), oltre il lago terminale è stata scoperto un breve cunicolo fangoso che permetteva di accedere a una seconda sala chiusa da un sifone; l'11 febbraio 1984 il GS CAI Roma (C. Fortunato, G. Albamonte, Luana Belli e G. Fronterotta) effettuando una risalita nella Caverna dei Giganti, ha scoperto il Ramo Fossile; l'esplorazione di questa zona è stata completata nei mesi successivi dal GS CAI Roma; nel 1992-93 il Gruppo Nazionale Geografia Fisica e Geomorfologia, sezione Carsologia, ha realizzato uno studio multi disciplinare sull'area carsica di Pietrasecca, pubblicato nel 1994.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 21 Novembre 2019 18:54)

 

Pozzo Cerreto[1]

I Monti Ruffi, estesi per circa 40 km2, sono caratterizzati da una serie di scaglie tettoniche embricate, orientate NW-SE e accavallate verso NE, che costituiscono le dorsali di Monte Sacrestia (settore occidentale, che comprende il Pozzo di Cerreto), di Costa Sole (al centro, massima elevazione, 1251 metri) e di Monte Cerasolo (settore orientale). L’ossatura delle scaglie è formata da calcari bioclastici miocenici, che affiorano quasi ovunque (complessivamente per circa 25 km2) con spessori di 70-80 metri, e dalle sottostanti marne e calcareniti della Formazione di Guadagnolo[2].

Nonostante la presenza di un carsismo superficiale intenso, lo sviluppo ipogeo appare modesto. Sono catastate 6 grotte, 4 delle quali nei calcari miocenici, mentre 2 piccole cavità si aprono nella Formazione di Guadagnolo.

La cavità più ampia è il Pozzo di Cerreto[3] (-48 m), un grande ambiente scavato nelle calcareniti mioceniche, venuto alla luce per il crollo della volta[4]. La prima discesa documentata è di L. Colombo, nel 1941. Il fondo del pozzo dovrebbe trovarsi in prossimità del passaggio alla sottostante Formazione di Guadagnolo. Le acque che colano lungo la sua verticale dovrebbero raggiungere il Torrente Fiumicino (distante 1 km in direzione Ovest), e la confluenza nel Fiume Aniene.

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[1] Agostini, 1989; Bombardieri & Vecchio, 1998; Colombo, 1941; De Angelis D’Ossat, 1898; Dolci, 1966; Palmieri, 1863; Segre, 1948.

[2] Corrado 1995.

[3] Pozzo Noce; Pozzo Fossicchi

[4] E’ una “dolina di crollo” di forma tondeggiante, che si apre a metà versante, a fianco di un solco torrentizio molto inciso. L’imbocco è tondeggiante con diametro medio di 25 m e immette in una grande caverna (70x50 m). Sul bordo SW del perimetro di imbocco si trova la più breve via di accesso, una verticale di 15 m. L’orlo NE della “dolina”, 25 m più alto, è costituito da una parete di circa 30 m, al disotto della quale si sviluppa la cavità. Sul fondo della caverna, ingombro di massi di crollo, un accumulo detritico cementato e ricoperto da vegetazione forma una dorsale allungata che attraversa tutta la sala in direzione NE, con ripide discese sui due lati, per un dislivello di circa 30 m sul pendio orientale. Si ha testimonianza di una frequentazione della voragine già in tempi remoti. Scarsa è stata la presenza speleologica che, a partire dal 1941, ha visto un numero complessivo di visitatori probabilmente non superiore a 200. La grotta non presenta alterazioni ambientali di rilievo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 21 Novembre 2019 18:40)

 
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